Era la svolta, guardava giù da questo ponte, da dietro la rete vedeva la città e i suoi colori.
I colori della notte inoltrata erano secchi e formavano delle macchie che delineavano lo spazio, il giallo, il verde l' azzurro, l' arancione, incredibile sembrava un' autunno di colori. Quelle poche persone in giro sembrva stessero dormendo con la città, erano tutte auto telecomandate pensava Ketamen.
Non si può dire che la città dorme, perchè la città respira e nella notte poco prima del tramonto lo fà in maniera stanca, appesantita. Lampeggiano i semafori, per tesstimoniare la loro utilità durante il giorno. Dei grossi camion verdi con luci e bip continui, si muovono con squadre di persone che li dirigono e aiutano questi enormi robot a muoversi sulle strade ferme secche e colorate.
Era lì e osservava pietrificato, perchè quando ci si ferma a pensare così intensamente affascinati dal mondo, la posizione del corpo diventa quella rigida.
Pensava al sonno, fissava il cono di luce prodotto dal lampione, era netto perfettamente netto. E tutto questo pietrificava il nostro eroe, forse era stata la fuga in bici ad aver imbalsamato il suo corpo forse erano le notti insonni rimasto a pensare a escogitare piani, ma ora era lì e rimaneva freddo fermo e incollato alla rete a osservare attentamente, a gurdare la stanchezza della città, la sua secchezza il suo autunno e i suoi robot verdi enormi in movimento. Pensava che tra pochi secondi avrebbe ripreso la bici e sarebbe ripartito. E cosi fece e finalmente riuscì a dormire.
giovedì 20 settembre 2007
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